Il vino è una delle più grandi conquiste dell’uomo che ha trasformato un frutto perituro in qualcosa di permanente.
(Jean Arlott)

Inutile dirvi che La Taberna de Il Ciuco Ritto è un luogo ricreativo per chiunque voglia farne parte, proprio per questo secondo il mio parere un luogo di “ciarle e convivialità” implica l’uso di una delle più nobili bevande, quali il vino.

Per questo in questo articolo parlerò della storia del vino.

Quando compriamo una bottiglia possiamo imbatterci nel famoso vino Doc o Docg, questo marchio simboleggia l’identità territoriale (la zona) in cui l’uva e il vino sono prodotti. Non a caso quando si parla di Brunello di Montalcino o Nobile di Montepulciano ci aspettiamo un vino degno di tale nome: non troverete mai un vino uguale in altre zone o regioni. Questa differenza ovviamente si nota leggendo l’etichetta della bottiglia ma volendo con un po’ di pratica (bevendo!) è possibile riconoscerla anche all’assaggio. Tutto ciò per dirvi che quando beviamo un vino prodotto in zone tipiche (Doc, Docg) noi beviamo la storia, la cultura e il territorio di cui fa parte.

Dalla nascita della viticultura al massimo splendore del vino

Il primo amore dell’uomo fu proprio l’uva! Tale affermazione è testimoniata dal ritrovamento di cumuli di semi (vinaccioli) nella Georgia caucasica tra il 7000 e il 5000 a.C. (paleolitico). Si può supporre che il primo vino e l’interesse per esso sia dovuto al caso, derivato da una fermentazione spontanea delle uve all’interno delle nicchie di raccolta e che l’uomo incuriosito non tanto dal gusto ma dal carattere inebriante dell’alcool ne abbia subito approfondito la conoscenza, introducendo la viticoltura (coltivazione dell’uva) e addomesticando le piante al proprio volere, con l’avvento del neolitico.

Le prime testimonianze di questa evoluzione e dei primi vini si trovano in reperti della cultura sumera alla prima metà del terzo millennio a.C. In questi reperti è indicato che il vino faceva parte delle provviste del Tempio e che le prime coltivazioni erano costituite da piccoli vigneti all’interno di complessi templari.

Oltre che dai sumeri il vino veniva prodotto anche dai fenici e ittiti, con scopi di celebrazione religiosa e di scambi commerciali. Il vino essendo in quel periodo un prodotto dal sapore forte, talvolta acetoso, con il solo scopo di inebriare veniva ammorbidito con l’aggiunta di miele e spezie. La produzione e il trasporto avveniva all’interno di anfore di terracotta.

In seguito le popolazioni greche e in ultimo quelle romane approfondiscono la scienza di coltivazione e produzione migliorando le tecniche di allevamento dell’uva e del vino mantenendo comunque la caratteristica dolciastra e aromatica. In questo periodo nelle coltivazioni romane si ha un’esplosione della viticoltura accompagnato dall’ingresso dei primi luminari quali Columella e Plinio il Vecchio.

Inversione di tendenza nel Medioevo: la cultura del vino dei monaci

Nella storia del vino, dopo l’enorme sviluppo, come spesso succede, si presenta una tendenza opposta nel Medioevo.

Le coltivazioni d’uva sono riconvertite in coltivazioni atte a togliere la fame e non la sete. Si assiste ad un vero e proprio geni-cidio delle povere piante produttrici del succo più dolce. Ho volutamente scritto geni-cidio perché in questa era abbiamo perso un numero incalcolabile e incognito di piante di vite che potevano avere caratteri interessanti. Che il santo Graal contenesse un vino ormai perduto?

Di fatto gli unici che capirono scaltramente l’importanza di mantenere questo patrimonio furono i monaci, salvatori e inebrianti portatori della cultura del vino e del volere di Dio. Grazie alla Chiesa il vino continuò a esistere e ad essere considerato, come in antichità, un bene sacro e di lusso.

Proprio in questo periodo nascono in Francia i famosi CRU cioè territori adibiti solo e soltanto alla viticoltura. Tutt’oggi in Francia si sono mantenuti gli stessi CRU caratterizzati da vini e champagne famosissimi e costosissimi in tutto il mondo, proprio per il legame storico e qualitativo che li caratterizza.

Età moderna e ricerca di sapori nuovi

Finalmente si arriva all’età moderna che rinnova le coltivazioni di uva con l’avvento di nuove tecniche di coltivazione e approcci scientifici. Purtroppo il miglioramento qualitativo del vino in Italia si apprezzerà molto più tardi rispetto ai concorrenti francesi, intorno agli anni 90’, con l’uso di tecniche tecnologiche e una maggior sapienza di quella bellissima donna chiamata vino.

Recentemente la saturazione del mercato e la standardizzazione dei vini con il boise (legno o barrique) sta portando ad una ricerca di sapori più veri che esprimano senza interferenze il vero sapore dell’uva.

La Doc è sinonimo di storia del vino!

Il vino è il latte dei vecchi. (Platone)

Lorenzo Bonemei